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Un celiaco su 5 assume glutine senza saperlo


Da un caso di celiachia su 2mila a uno su 150: i numeri di questa malattia autoimmune sono spaventosamente cambiati.

A mutare è stata anche la natura stessa della malattia: se 30 anni fa la celiachia era prevalentemente pediatrica e interessava tra i 3mila e i 5mila soggetti italiani, considerata rara dallo stesso Sistema Sanitario Nazionale, oggi la situazione si è ribaltata.

Adesso, nel mondo, la sua prevalenza si aggira tra lo 0.5 e l'1.5%, quindi un individuo su 150. I più colpiti sono i bambini tra i 4 e gli 8 anni e gli adulti tra i 25 e i 35 anni. In età pediatrica si parla soltanto di circa 30% di casi, il restante 70% si manifesta in età adulta.

Colpisce prevalentemente il sesso femminile, con un rapporto 3:1, ma le ragioni alla base di questi picchi sono ancora sconosciute.

Le ragioni di tale cambiamento sono principalmente due, spiegano gli oltre 550 specialisti riuniti di recente a un convegno all'Università degli Studi di Milano. In primis oggi è più semplice diagnosticare la celiachia, facendo emergere il sommerso.

Inoltre esiste una tendenza reale all'aumento di questa patologia, dovuto a molteplici cause.

Per esempio il cambiamento nella coltivazione degli alimenti, molto più intensiva e fertilizzata, lo stile di vita, l'uso di antibiotici anche nell'età pediatrica, il controllo su alcune malattie infettive.

I numeri parlano da soli: 600mila i casi evidenziati dagli screening. Sono oltre 400mila i malati che oggi rappresentano la porzione nascosta.

Durante l'ultimo congresso internazionale della celiachia a Parigi dello scorso settembre 2019, è stato annunciato l'interruzione della ricerca sul vaccino.

La tendenza è una terapia sempre più personalizzata in favore dei malati, che potranno reintegrare nella dieta alcuni alimenti con glutine. Nei prossimi anni, infine, arriveranno anche delle molecole che aiuteranno il malato a convivere con la malattia.

Che l’aderenza alla dieta priva di glutine rappresenti un ostacolo nella gestione della malattia da parte del malato è ben concepibile.

Ora però gli specialisti hanno a disposizione un test che è in grado di indicare il livello di detenzione del peptide del glutine nelle urine e nelle feci: permette il monitoraggio reale e costante della malattia, apportando le giuste correzioni.

Grazie a questi test è possibile capire se si stia mangiando in maniera inconsapevole qualunque alimento con glutine e se questi possono essere eventuali cause dei sintomi che potrebbe provocare. Si tratta di strumenti che sono già a disposizione, al momento esclusivamente presso la Fondazione IRCCS Cà-Granda di Milano.

Il primo trial è attualmente in corso. Eppure, secondo studi internazionali, circa il 20% del campione mangia occultamente qualche alimento con il glutine senza saperlo.




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